Cancellara sei nella storia!

Storica impresa di Fabian Cancellara che riesce laddove nessuno era fin'ora riuscito: Campione mondiale della prova in linea e campione mondiale della prova a cronometro. Una grande forma ha permesso così ad un corridore solo di schiantare letteralmente l'armata azzurra che conquista con i nostri D'Agata, Rubens, Ranzani le posizioni di rincalzo.
 
Ma veniamo alla cronaca della corsa: il mondiale di Parigi, nove anni dopo Zolder, ha portato con se un percorso totalmente tracciato per favorire una volata finale e il successo di un velocista, e ieri come nove anni fa, il favorito numero uno era un'azzurro, il nostro Nino D'Agata, favorito da un autentico squadrone praticamente costruito per le sue esigenze. I pericoli maggiori, come abbiamo analizzato nell'articolo sui favoriti erano comunque dati da altri velocisti.Dopo il via da Versailles, si attende l'ingresso a Parigi per la prima fuga seria che vedeva all'opera uomini alla ricerca di visibilità o con poche speranze di vittoria, tra cui il francese Anthony Geslin già bronzo nel 2005. A dispetto dei pronostici che li vedono favoriti, l'Italia gioca molto a nascondino nella prima parte di corsa, il peso dell'inseguimento è tutto affidato alla Gran Bretagna, sintomo di un Cavendish in ottima forma. Manca un giro e mezzo alla fine quando i fuggitivi vengono ripresi: la Gran Bretagna si sposta, l'Italia preferisce nascondersi e sono gli Stati Uniti a condurre l'andatura, sintomo che pure Tyler Farrar, poco considerato alla vigilia, è in splendida forma. Le squadre cominciano a pensare alla volata finale, e ai meno dieci c'è l'azione "chetideviaspettare". Fabian Cancellara parte infatti con un'ottima progressione che lascia spiazzate le altre squadre. E' un grave errore perchè nessun corridore si mette sulla scia dello svizzero, già vincente con azioni di questo tipo in passato e dato in ottima forma dopo la superlativa cronometro.
E l'Italia dov'è? L'Italia capisce la delicatezza della situazione quando nel giro di due kilometri il vantaggio sale sino ad un minuto, e così sale in cattedra Luca Heldram, colui che avrebbe potuto e dovuto seguire Cancellara nella sua azione, e cerca di ridurre lo svantaggio. Il gruppo si trova spiazzato tra chi vuole mettersi nelle posizioni di testa perchè crede comunque in una volata e chi invece è davanti perchè gli è stato ordinato semplicemente di menare a tutta per rendere possibile la volata: il risultato è una caduta che manda ko molti papabili come Breschel e Rojas Gil, Sparrow e Boasson Hagen. Heldram è l'unico a tirare alla morte in testa e sotto allo striscione dell'ultimo kilometro riesce a raggiungere Fabian Cancellara. E' fatta, direte voi, diremmo voi. Ed invece l'Italia commette il più ingenuo degli errori tattici: Heldram ormai stanco si defila, Ranzani chiude gli avversari alle spalle, Rubens che invece è stanco non riesce a lanciare Nino D'Agata che, incredibile ma vero, non riesce a recupeare più di mezza bicicletta all'elvetico.
Epilogo amarissimo, Heldram va via stizzito, D'Agata pure. Un epilogo che non ci si aspettava specie dopo il poderoso recupero negli ultimi dieci chilometri. Epilogo che però evidentemente si poteva evitare: se seppur immotivata e rischiosa può essere definita la scelta della nazionale italiana di restare nascosti in gruppo per tre quarti della corsa non mandando uomini in fuga ne a collaborare all'inseguimento, ben più ingiustificato è il comportamento della squadra allo scatto di Fabian Cancellara: perchè non lanciare un Pozzato (11° all'arrivo) assolutamente inerme per tutta la gara, o un Luca Heldram al suo inseguimento? E non solo, la volata finale è stata una fiera dell'errore. Alessandro Rubens non è praticamente riuscito a lanciare Nino D'Agata, e la stanchezza non può essere considerata un alibi, forse è il residuo di eterni attriti tra i due? E Ranzani, andava speso così vanamente per il ruolo da stopper?
Deludente D'Arkness, impalpabile per tutta la gara, chiuderà 17°, lui avrebbe per esempio dovuto seguire Cancellara, visto la sua indole battagliera e visto la sua totale impossibilità nel giocarsi una medaglia allo sprint; 31° Almeida, utilizzato dalla sua squadra per chiudere il distacco sui fuggitivi della prima ora, leggesi stesso discorso per Marsh, 63°; Paolo Bistrita conferma la sua allergia ai grandi kilometraggi, 68°. Delusione Sparrow, che si dimostra ancora immaturo per reggere certe pressioni e certe distanze e arriva con il secondo gruppo a 3'58''. Chiudono la carrellata degli Uvis Ciccio Balenghi, arrivato staccato a 4'30'' e Simoneger alla sua prima esperienza iridatata 151°.
Negli annali resterà però l'ordine d'arrivo: si leggera di Fabian Cancellara che conquista una storica doppietta, di Nino D'Agata che sfiora una delle migliori occasioni della vita e conquista la medaglia d'argento e di Alessandro Rubens, che all'aiutare il proprio capitano ha probabilmente preferito una medaglia di bronzo.
 
 
1 Fabian CANCELLARA LEOPARD TREK 7h12'52
2 NINO D'Agata SAXO BANK SUNGARD s.t.
3 ALESSANDRO Rubens KATUSHA TEAM s.t.
4 MARCO Ranzani LAMPRE - ISD s.t.
5 LUCA Heldram MOVISTAR TEAM s.t.
6 Thor HUSHOVD TEAM GARMIN - CERVELO s.t.
7 Mark CAVENDISH HTC - HIGHROAD s.t.
8 Bernhard EISEL HTC - HIGHROAD s.t.
9 Tyler FARRAR TEAM GARMIN - CERVELO s.t.
10 Tom BOONEN QUICKSTEP CYCLING TEAM s.t.
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